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Il mobile advertising in crescita esponenziale

Il telefono cellulare si configura come strumento perfetto per azioni di marketing e di gestione dei servizi verso il cliente. Sostanzialmente è, e probabilmente sarà, lo strumento che le aziende preferiscono per il mobile advertising, un mercato ancora in fase embrionale ma che mostra interessanti tassi di crescita.

Nel 2009, infatti, secondo le rilevazioni dell’Osservatorio mobile marketing & service, il comparto ha registrato un fatturato di 32 milioni di euro, in crescita di ben 21 punti percentuali sull’anno precedente.

Le aziende credono quindi nella potenzialità del mobile advertising che permette di stabilire una relazione diretta con il consumatore a costi sostanzialmente ridotti. Lo sviluppo del mobile adv, inoltre, è supportato dalla crescente diffusione di device evoluti (smartphone) e dall’introduzione di tariffe flat per la navigazione da cellulare.

Infine, tra i settori più propensi all’utilizzo del mobile adv segnaliamo: intrattenimento, editoria e media, abbigliamento e accessori e automotive.

fonte: mymarketing.it

Mobile Advertising: avanti tutta a +21%

Le aziende italiane sono sempre più interessate e sensibili alla comunicazione tramite cellulare, lo dimostrano i risultati dell’indagine condotta dall’Osservatorio Mobile Marketing & Service della School of Management del Politecnico di Milano nel 2009, presentati oggi durante il convegno: Marketing ti presento il Mobile?

Secondo quanto riporta il comunicato stampa della School of Management, gli investimenti delle aziende italiane in mobile advertisign sono cresciuti del 20% nello scorso anno, rosicando la medesima percentuale ai tradizionali mezzi pubblicitari. L’Osservatorio Mobile Marketing & Service, giunto al suo terzo anno di attività, si propone l’obiettivo di studiare il ruolo del telefono cellulare come involontario strumento di marketing e di gestione dei servizi verso il cliente.

Sebbene di dimensioni ancora ridotte, il mercato del mobile marketing sembra abbia un roseo futuro. Tra i settori che maggiormente hanno abbracciato questo “sistema di promozione” vi sono soprattutto l’intrattenimento, l’editoria e media, l’abbigliamento, il settore accessori e automotive. Tra le aziende che hanno esplorato maggiormente le potenzialità del mobile marketing, spiccano nomi come Dolce & Gabbana che nel corso del 2009 ha sviluppato la D&G Fashion Channel, un’applicazione gratuita per iPhone in lingua inglese che ha registrato circa 100 mila download.

Filippo Renga, Responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Mobile Marketing & Service ha commentato durante il convegno: “Il fenomeno principale che ha caratterizzato il 2009, impattando anche sul tema del Mobile Marketing & Service, è stata la crisi economico-finanziaria che ha avuto tra i suoi effetti la riduzione degli investimenti in advertising delle imprese italiane. – Il Mobile, tuttavia, ha beneficiato di questa situazione, rientrando tra i mezzi innovativi che permettono di avere una relazione diretta col consumatoree avendo tratto vantaggio da una crescente diffusione di device evoluti (smartphone) e dall’introduzione di tariffe flat per la navigazione da cellulare”.

La sensazione generale, comunque, è quella che vi sia ancora abbastanza timore e timidezza nell’approccio al mobile marketing da parte delle aziende italiane. Secondo i risultati della ricerca, infatti, pur interessate, molte aziende italiane faticano a tradurre questo interesse in iniziative concrete.

Per quanto riguarda l’argomento oggetto della Ricerca, quello del Mobile Service, è stato evidenziato un numero elevato di casi interessanti nel nostro paese. Il cellulare è diventato ormai per molte aziende lo strumento per gestire la relazione con il consumatore. basti pensare al settore Bancario e Assicurativo, per esempio, con i messaggi di notifica delle transazioni su carta di credito, o al settore dei trasporti con aziende come Alialia che per snellire le procedure di imbarco ha attivato sulla tratta Roma Fiumicino – Milano Linate la carta di imbarco elettronica sul cellulare.

Si sta delineando insomma uno scenario interessante da un lato per le aziende in termini di riduzione, dall’altro per i consumatori che potranno beneficiare di una migliore qualità nei servizi.

fonte: portel.it

Un italiano su 4 pagherà col cellulare

Succederà in tre anni. La stima è del Politecnico di Milano che ha presentato uno studio sui nuovi sistemi di pagamento

Non ci vorrà molto, tre anni al massimo, e un italiano su 4 utilizzerà il cellulare per effettuare pagamenti. Lo prevede l’Osservatorio Nfc & Mobile Payment della School of Management del Politecnico di Milano, che ha presentato ieri i risultati di uno studio condotto a livello mondiale ma con un occhio di riguardo al nostro Paese.

Filippo Renga, responsabile della ricerca, rileva che “con i cellulari di nuova generazione stimiamo che nel giro di 2-3 anni circa un quarto degli italiani potranno utilizzare il cosiddetto mobile payment contacless”, mentre finora è stato il più tradizionale Sms la tecnologia trainante nel settore.

Strada in salita, comunque, perché, sottolinea il responsabile scientifico dell’Osservatorio, Alessandro Perego, il mobile payment in Italia è ancora in fase embrionale ed è necessario fare cultura fra i negozianti: “Per aiutare la diffusione di questi modelli di pagamento vanno affrontati diversi problemi, fra cui gli ambiti applicativi più promettenti, la percezione dei consumatori, il punto di vista degli esercenti, l’articolazione della filiera dell’offerta, la sicurezza nelle transazioni e il quadro normativo”.

In Italia alla fine del 2009 sono state identificate 26 applicazioni di mobile remote payment (i servizi che consentono di effettuare un pagamento a distanza tramite rete cellulare), quali il pagamento dei parcheggi o la ricarica di una smart card per il video on demand su tv digitale terrestre.

Uno solo invece è il progetto sperimentale di mobile proximity payment, che riguarda i servizi in cui il pagamento viene effettuato utilizzando le etichette Rfid e la tecnologia Nfc (Near Field Communication) come la spesa in un punto vendita della grande distribuzione o il pagamento del biglietto dell’autobus. Il mancato decollo di questo sistema – che appare il più promettente e anche il più semplice da utilizzare – è legato a problemi hardware: occorrono cellulari con il microchip Rfid integrato (e fino ad ora si ha notizia solo di un paio di modelli Nokia) e lettori di prossimità (come quelli presenti sugli autobus per gli abbonati con tessera digitale).

Rispetto al 2008 i servizi di mobile remote payment sono aumentati del 13%, da 69 a 78. Quello che riscuote la maggior simpatia da parte del pubblico riguarda il parcheggio (42%). Seguono a ruota i servizi nel settore dell’intrattenimento (17%) grazie soprattutto a Sky e Mediaset Premium che offrono il pagamento della Tv pay per view tramite Sms – e il pagamento delle ricariche telefoniche (14%).
Il sistema maggiormente utilizzato resta quello che fa capo agli Sms (77% dei servizi analizzati).

Stadio embrionale, quindi, ma è pur sempre un inizio. Servizi ai blocchi di partenza li considerano i ricercatori del Politecnico. E l’ottimismo lo giustificano, come sottolinea Alessandro Perego, con i risultati della loro ricerca: “Sono oltre il 40% gli italiani che si dichiarano molto attirati dalla proposta di un servizio a pagamento con telefonino che sia rapido, sicuro, facile da usare. E questo lascia ben sperare nella veloce diffusione dei servizi di mobile proximity payment non appena il sistema di offerta li renderà disponibili”.

fonte: cellulare-magazine.it

Niente più mail, è l’ora degli sms

Ci fu il tempo della lettera scritta a mano, quella chiusa con la ceralacca e inviata con il corriere. Poi venne il tempo delle e-mail, lettere anch’esse ma molto più veloci. E adesso? Adesso pare che anche le mail siano state sostituite. Il nuovo strumento di comunicazione è il messaggio inviato dal telefonino.
Il fenomeno è già in avanzatissimo stato ed ha avuto origine qualche anno fa in Corea, dove pare non si usi quasi più l’e-mail.
Uno studente aveva definito l’sms come una partita a ping-pong mentre una mail come un compito da svolgere a casa. Il successo? Certamente è dettato dalla rapidità con cui si possono ottenere risposte.
Ci sono anche delle gare per lì’invio di sms: vince il dito più veloce.
Ed in questa corsa alla tecnologia l’Italia non sta a guardare. Il Bel Paese si pone ai primi posti per persone cellulari-dipendenti.
Non a caso migliaia di offerte delle compagnie telefoniche consentono, giorno dopo giorno, di inviare sms pagando un prezzo forfettario.

Sul caso italiano è però il caso di riflettere. Secondo alcuni docenti universitari il telefonino è molto diffuso nelle fasce più basse della popolazione che non possono ancora permettersi un computer o la linea internet. Ecco spiegato il successo italiano degli sms. Il telefonino è sempre più un computer e questo agevola lo scambio veloce dei pensieri.
E quando tramonteranno gli sms? Staremo a vedere.

fonte: siciliainformazioni.com

A Capodanno 14 sms a testa

In Svizzera ne sono stati inviati 110 milioni

Sempre più gente usa il telefonino per inviare i messaggi augurali di Capodanno. Quest’anno all’arrivo del 2010 sono stati trasmessi oltre 110 milioni di sms e mms, 3 milioni in più di un anno fa. Tenendo conto della popolazione, sono stati così inviati oltre 14 messaggi per abitante. Il record è detenuto da Swisscom (quasi 50 milioni di messaggi, +4,5%, trasmessi il 31 dicembre e il primo di gennaio). Con la rete Sunrise sono stati mandati circa 31,5 milioni di auguri, un po’ più dell’anno scorso. Il traffico di Orange è rimasto piuttosto stabile con un piccolo aumento a quasi 29,4 milioni di invii. Dopo il forte aumento degli anni scorsi, questa forma di comunicazione è ormai diventata un’abitudine, ha affermato la portavoce di Orange, Marie-Claude Debons.Da notare che a Natale sono stati spediti 68 milioni di sms e mms augurali, circa 2,5 milioni in più dell’anno scorso.

fonte: cdt.ch

Osservatorio: New Media e Web Advertising fanno boom

Cresce il mercato dei nuovi media: Internet e new media digitali stimolano gli investimenti pubblicitari, ancora indietro i fatturati da contenuti premium: rapporto Osservatorio New Tv & Media della SoM PoliMi e Cefriel

I Nuovi Media crescono del 15%, per un giro d’affari di oltre 3.800 milioni di euro. Lo dicono i dati dell’Osservatorio New Tv & Media della School of Management del Politecnico di Milano, presentati ieri a Milano al convegno “New Tv & Media: la crisi accelera la trasformazione”.

La Pubblicità online è la nuova Eldorado di aziende, inserzionisti e operatori marketing.
Tuttavia, deve ancora integrare meglio nei propri modelli di business gli strumenti Web 2.0 (social network, forum, blog, ecc.) e i video UGC, la cui viralità porta con sè un potenziale economico non indifferente.

Anche l’Advertising mobile stenta a decollare, in piena fase di transizione tra uno scenario SMS-centred ad un nuovo ecosistema comunicativo basato sul Mobile Internet.
I media digitali – Web, Mobile e TV digitali – detengono una quota del 29% circa, il 13% in più rispetto al 2008. I Media basati sul Web (introiti da pubblicità e vendite da contenuti premium) crescono invece del 10%.

«La pubblicità sta ripensando se stessa. La crisi ha accentuato un fenomeno già avviato tre anni fa e ci aspetta un mondo di continuo aggiustamento, di ridefinizione continua», ha sintetizzato Umberto Bertelè, Presidente della School of Management del Politecnico di Milano.

Dal rapporto realizzato in collaborazione con Cefriel, si evince che la parte del leone, per quanto concerne il fatturato Internet, la fa la pubblicità (98%), mentre i contenuti (editoriali, video e audio) sono ancora di nicchia. Ma è questione di poco per Andrea Rangone, Responsabile scientifico Osservatorio Tv & New media: «i confini fra le piattaforme sono più sfocati e tutti gli attori partecipano alla grande competizione».

L’indagine a campione sui direttori marketing ha evidenziato che il 28% di questi ha investito in campagne digitali oltre il 10% del budget pubblicitario complessivo; il 22% degli intervistati si è limiato a una fetta del 5-10% e la metà è rimasta cauta, sotto al 5%. Il boom sarà nel 2010: un responsabile marketing su tre incrementerà gli investimenti di un ulteriore 10%

fonte: pmi.it

Natale in saldo, inviti all’acquisto via sms

Tam tam di offerte scontate per i regali sotto l´albero. “È svendita selvaggia”

Babbo natale quest´anno compra in saldi. Sms accattivanti: «Vieni a trovarci al negozio, ti spettano occasioni esclusive»; bigliettini d´auguri con invito a sbirciare tra gli scaffali perché «Per i clienti affezionati c´è un trattamento speciale».

Insomma, la stagione dei commercianti – furbetti, quelli che fanno gli sconti sottobanco, è già arrivata. Come sempre del resto. «Peccato però, che stavolta – con la partenza dei saldi al 2 gennaio, si compromettano le vendite natalizie – dice Roberto Polidori di Federabbigliamento Confcommercio – E comunque, ce lo aspettavamo».

La possibilità di sconti irregolari in contemporanea con le luminarie, era stata più che prevista – con sommo disappunto – dagli addetti ai lavori e dalle associazioni di categoria. Che nelle settimane passate si sono battuti per far slittare dal 2 al 9 gennaio l´inizio dello shopping a prezzi stracciati, data stabilita e regolata da una legge regionale. «Ma è stato impossibile cambiarla, a causa dello scioglimento del consiglio regionale dopo le dimissioni di Marrazzo – spiega Cesare Pambianchi, presidente della Confcommercio – E pensare che eravamo tutti d´accordo. Noi, la Confesercenti, l´assessore. Io avevo sentito pure il ministero per la nomina di un commissario apposito che trovasse il modo di risolvere il problema, ma non è andata. Forse chissà, per qualcuno pensare di saldi è minimale. Invece, compromettere l´incasso del periodo natalizio, significa levarci le due ultime due àncore necessarie per i salvare bilanci di quest´anno».

Anno tremendo per il commercio, con negozi chiusi e commessi licenziati. Per rendersi conto di quanto lo shopping a Roma non sia più di moda, causa crisi, bastava ieri pomeriggio andare in giro per negozi. Vuoti. Sarà stato anche per il freddo e per la pioggia. «Le poche persone che giravano per vetrine erano in cerca di un cappello», continua Polidori che, se da una parte condanna i commercianti disonesti, dall´altra ne capisce in parte le ragioni: «La stagione è andata male, un po´ di ripresa in queste ultime settimane c´è stata, ma le casse sono vuote da troppo tempo e gli affitti dei negozi restano ancora esorbitanti».

Così, mentre i commercianti cercano di far quadrare i conti proponendo regali dal prezzo contenuto – «si vendono soprattutto articoli sotto una certa cifra», racconta Pambianchi – all´assessorato al Commercio in via dei Cerchi piovono le denunce nei confronti di chi fa concorrenza sleale con i saldi anticipati. «Abbiamo già avuto parecchie segnalazioni – afferma l´assessore Davide Bordoni – e stiamo mandando i vigili a verificare gli illeciti. Avevamo promesso un giro di vite contro i furbi. Promessa che stiamo mantenendo».

fonte: roma.repubblica.it

Mobile marketing: molti lo conoscono pochissimi lo usano

È quanto emerge da una ricerca della School of Management del Politecnico di Milano, che ha coinvolto oltre 100 direttori marketing con l’obiettivo di valutare l’attuale livello di conoscenza e di l’utilizzo del cellulare come strumento di marketing

Con la vastissima diffusione di telefoni cellulari, smartphone e dei vari dispositivi che possono alloggiare una Sim card, il  mobile marketing è divenuta una tecnica dalle enormi potenzialità. E di questo sono perfettamente consapevoli i responsabili marketing italiani. Ma nonostante ciò, nel nostro Paese sono ancora in pochi ad avvalersi su vasta scala delle opportunità che offre tale tecnica. Questo è quanto emerge da una ricerca condotta dalla School of Management del Politecnico di Milano, che ha coinvolto oltre 100 direttori marketing con l’obiettivo di valutare l’attuale livello di conoscenza e di l’utilizzo del cellulare come strumento di marketing ma anche di stabilire quali sono oggi le principali barriere alla sua adozione.

Il 69% del campione ha dichiarato di sapere che è possibile avviare iniziative di display advertising sui dispositivi mobili e il 47% di fare keyword advertising. Tuttavia, nonostante l’alta conoscenza dichiarata, 64 degli intervistati hanno affermato di non aver mai utilizzato il canale mobile per campagne pubblicitarie. Va poi evidenziato che, tra queste persone, il 58% non sa se utilizzerà il mobile marketing in futuro, il 22% non lo utilizzerà sicuramente in futuro e il 20% ha dichiarato di essere disposto a valutare se volerlo utilizzare in futuro.

Secondo la ricerca, un considerevole numero delle barriere all’adozione evidenziate dai direttori marketing oggetto dell’indagine può essere ricondotta alla scarsa conoscenza delle possibili iniziative di mobile marketing. Questo è infatti quanto ha dichiarato il 55% del campione, che ha espressamente ammesso di conoscere poco le opportunità che può fornire il canale mobile a supporto delle attività di marketing.

Analogamente, il 28% e dal 25% del campione hanno evidenziato, rispettivamente, la scarsa efficacia percepita e la mancanza di competenze aziendali adeguate. Se si focalizza l’attenzione su quel 20% che, pur non avendo ancora mai implementato iniziative di mobile marketing, si dice disposto a volerlo fare in futuro, emerge che più della metà dichiara che utilizzerà Sms e Mms pubblicitari, quasi la metà pensa di utilizzate il display advertising e quasi il 40% il keyword advertising su mobile (che pure era conosciuto da solo il 47% del campione).

Esiste poi una serie di barriere che, secondo i ricercatori del Politecnico, è riconducibile a una mancanza di conoscenza approfondita. Tra queste barriere troviamo la gestione della privacy dei contatti (34%), i limiti tecnologici dello strumento (31%) e la mancanza di accuratezza e profilazione dei database contatti (24%).

Gli intervistati hanno però evidenziato altri aspetti che possono fare da freno all’adozione del mobile marketing e che possono essere ricondotti ad alcuni limiti intrinseci che caratterizzano oggi lo strumento mobile, come la difficoltà ad adattare la creatività al mezzo (31%), l’incoerenza con il target aziendale (23%) e la mancanza di un’audience significativa (16%).

fonte: manageronline.it

Sms. Un mercato infinito

L’era del SMS non tramonta mai e continua a crescere il numero di Short message service che ogni giorno vengono scambiati . A metà del 2004, il volume di traffico annuo in tutto il mondo era di circa 500 miliardi di SMS; la crescita del fenomeno è impressionante se si pensa che nel 2000 i messaggi erano stati circa 17 miliardi.Nel 2008,

invece sono stati inviati la bellezza di 2,5 triliardi (ogni triliardo corrisponde a 1000 miliardi)di SMS. La maggior diffusione dell’uso del servizio si riscontra tra i giovani, in particolare nelle aree urbane. Gli SMS sono più popolari in Asia, Europa e Australia rispetto agli Stati Uniti. Ogni anno in Italia si inviano circa 60 miliardi di sms che portano nelle casse dei gestori telefonici circa 2 miliardi di Euro. Per tener testa alla messaggio mania ecco che tutti maggior gestori telefonici mettono in campo tariffe offerte per gli amanti della comunicazione via sms.

fonte: capitoloprimo.it

La truffa dell’advertising invisibile

Banner che valgono denari sonanti ma che non vengono mostrati all’utente. Il rimedio? Meno intermediari e un nuovo modello per la pubblicità online

Roma – Secondo quanto scoperto da Ben Edelman e poi riportato dal Wall Street Journal, una truffa dai contorni ancora non ben definiti sta abusando dei meccanismi di advertising sul web per far collezionare guadagni illeciti ai suoi fautori. I banner non vengono visualizzati nei browser, ma gli inserzionisti finiscono per pagarli comunque.

L’advertising online acquista sempre maggior importanza sul mercato complessivo, mentre contemporaneamente cresce l’abuso da parte dei cyber-criminali anche attraverso sistemi di truffa innovativi. Edelman sostiene che le pagine web coinvolte nell’operazione “banner invisibili” farebbero uso di codice utile a nascondere gli ads per gli utenti, ma mettendoli comunque nel conto da presentare a chi paga, con siti quali MyToursInfo.com e MyProfilePimp.com a fare da protagonisti nella truffa.

Truffa di cui, scrive il WSJ, non si conosce ancora l’estensione precisa né il danno effettivo provocato, e la cui crescita si spiega anche con il fatto che gli inserzionisti tendono spesso a calcolare il costo degli ads dal numero di volte in cui questi vengono mostrati piuttosto che dal numero di click effettivi da parte degli utenti.

Un altro fattore colpevole di aggravare l’abuso è la crescente dipendenza dei professionisti dell’advertising dai middle-man e dagli “ad network”, piattaforme su cui si acquistano spazi pubblicitari a prezzi contenuti spalmandoli su migliaia di siti che agli occhi degli inserzionisti rimangono anonimi. Non sempre, su questo genere di network, viene messo fuori dalla porta chi prova a fare il furbo come nel caso in oggetto.

Le misure utili a difendersi da questo genere di truffa prevedono infine da un lato il calcolo degli ads da corrispondere basandosi non solo sulle “impression” ma anche sui click effettivi, mentre dall’altro viene evocata la necessità di un rapporto più stretto tra chi i banner li fornisce e chi poi li pubblica sullo spazio web di sua proprietà.

fonte: punto-informatico.it