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160 caratteri per un sms: ecco come è cominciata

Quando scriviamo un sms difficilmente viene da pensarlo: qualcuno, un bel giorno, decise che 160 caratteri sarebbero stati del tutto sufficienti

Ci sono cose delle quali diamo per scontata l’esistenza. Come la forza di gravità: esiste dall’inizio dei tempi, eppure solo recentemente qualcuno si è chiesto come mai le mele cadono dagli alberi. Mettere in discussione il mondo che ci circonda può essere difficile, ma è proprio quello che ci rende esseri raziocinanti. E allora: vi siete mai chiesti come mai gli sms che inviate dal cellulare arrivano solo fino a 160 caratteri?

Short Message Service: il nome dice già tutto, ma non spiega perché. Le risposte giacciono nel passato, e per la precisione nei preistorici (tecnologicamente parlando) anni ‘80. Mentre il primo invio di sms risale al 1992, l’idea di un sistema di comunicazione testuale che utilizzasse la medesima rete cellulare adoperata per le comunicazioni vocali risale a ben più di vent’anni fa: era il dicembre 1982 quando l’ European Conference of Postal and Telecommunications Administrationsdecise che includere questa feature nel sistema gms era cosa buona e giusta. Il punto della situazione era solo trovare un modo economico per farlo e ai tempi il tedesco Friedhelm Hillebrand, protagonista della storia e presidente del comitato per i servizi non-vocali all’interno dello standard GSM, era uno dei ricercatori che doveva far quadrare il cerchio.

La soluzione prevista da Hillebrand era quella di sfruttare le porzioni meno utilizzate delle frequenze radio riservate alla comunicazione gsm (i cosiddetti canali di controllo, che veicolano informazioni sulla potenza del segnale e altri byte di servizio), ma la larghezza di banda a disposizione di questi dati collaterali era esigua, tanto che inizialmente Hillebrand e i suoi riuscirono a trovarvi spazio solo per messaggi da 128 caratteri. Successivamente il team riuscì a guadagnare altri 32 caratteri decurtando alcune lettere e simboli dalla rosa di quelli disponibili per la composizione dei messaggi.

Arrivarono a centosessanta, senza andare oltre: era il 1985 e il fatidico numero venne proposto da Hillebrand come il compromesso perfetto. A supporto del suo risultato e in mancanza di ricerche di mercato o di dati statistici, Friedhelm si era basato su prove più empiriche calcolando una media dei caratteri impiegati nell’ invio di cartoline e Telex: una media che non superava i 150 caratteri. L’argomentazione fu convincente: lo standard venne approvato e da quasi vent’anni siamo qui a consumarci le dita 160 caratteri alla volta.

Banale? Forse. Ma è proprio questo a renderlo interessante: una delle innovazioni tecnologiche più universalmente adottate dai tempi del telefono nasconde nelle sue specifiche i bizzarri calcoli statistici di un ricercatore messo con le spalle al muro dalle limitazioni tecnologiche dell’epoca.

fonte: wired.it

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